Passaggio generazionale

Su Donna Moderna del 1 novembre ci ha colpito un articolo che parla di passaggio generazionale e delle strategie di successo da adottare per le aziende di Famiglia.

Vi riportiamo qui di seguito qualche estratto:

“Ogni anno in Italia 80.000 imprenditori passano il timone dell’azienda ai figli… Accade sempre più spesso che l’eredità aziendale sia considerata scontata. Ma non è così. Tanto che, secondo i dati Eurispes, solo in 3 casi su 10 i passaggi generazionali funzionano. Sono più frequenti il fallimento o la vendita a terzi. I fattori che rendono questo momento così rischioso sono tanti e sottovalutati.  Per prima cosa non è detto che i figli dispongano delle stesse doti imprenditoriali dei genitori. Bisognerebbe avere l’onestà di valutare la loro attitudine, voglia e passione per l’impresa di famiglia… Secondo una ricerca di PwC, network di consulenti aziendali, il 20% dei figli non vuole lavorare nell’azienda di famiglia. Il 59% crede che sarà difficile guadagnarsi la stima dei collaboratori; mentre il 64% pensa che i padri avranno difficoltà a cedere davvero le redini.”

L’articolo inoltre chiama, quali testimoni importanti, due grandi imprenditori, Franco Ziliani di Berlucchi (padre) e Leonardo Bagnoli di Sammontana (figlio), che danno qualche consiglio agli imprenditori su come hanno gestito l’azienda di famiglia.

Il consiglio di Franco Ziliani «Ho cominciato diversi anni prima di andare in pensione a lasciare i miei figli liberi nei settori di loro competenza: la comunicazione, la produzione e l’area commerciale» dice Ziliani. «Così ho avuto il tempo di analizzare come prendevano le decisioni. E anche di capire se lavoravano con passione e responsabilità, non solo per spirito di sacrificio e senso del dovere».

Il consiglio di Leonardo Bagnoli «Fare esperienza sul campo mi ha legittimato nel citare prove concrete a sostegno dei miei progetti e portare sul tavolo notizie di prima mano che i direttori non avevano» afferma Bagnoli. «Ogni giorno mi sforzo di “spersonalizzare” l’azienda. Cerco di andare al di là delle mie idee per fare quello che è giusto per il mercato. La logica del “a me piace così” in un’azienda a conduzione familiare spesso prevale, ma bisogna ragionare come se si fosse in una public company».

Ecco qui sotto 3 degli errori da evitare:

Gli errori dei padri…

  1. Spesso i padri lasciano le aziende in difficoltà, ma chi vuole ereditare i debiti? Prima di uscire di scena, allora, conviene mettere a posto i conti».
  2. Il passaggio non va imposto, ma preparato per gradi. Per esempio facendosi aiutare da un consulente specializzato a scrivere uno statuto di famiglia che indichi esattamente come deve essere guidata l’impresa.
  3. Dopo la cessione, spesso i genitori restano in azienda come superdirettori intralciando il lavoro degli eredi. Sbagliato: al massimo dovrebbero ritagliarsi un ruolo da consulenti.

… E quelli dei figli 

  1. Invece di mettersi subito al lavoro nella propria azienda conviene fare esperienza fuori, magari in una società di revisione: così si impara a leggere e analizzare i bilanci.
  2. Spesso, presi dall’entusiasmo, i giovani vogliono rinnovare tutto per distinguersi dai padri. All’inizio è bene seguire le regole e introdurre le novità solo quando si è padroni della situazione.
  3. In genere i “figli di” iniziano come assistenti del capo. L’ideale, invece, sarebbe lavorare nel settore vendite della propria azienda: è la prima linea. Aiuta a capire cosa funziona e anche come motivare chi andrà a vendere il tuo prodotto.

Ti è piaciuto l’argomento? Puoi leggere l’articolo integrale di Isabella Colombo e pubblicato su Donna Moderna CLICCANDO QUI

 

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